Statuto di Lavina

Descrizione esterna 

Lo statuto di Lavina è un codice pergamenaceo di 42 carte, cioè di piccolo formato, più precisamente di 210x165mm. Contiene il testo dello statuto, cioè dell'insieme delle leggi che regolavano la vita della comunità.

         La legatura del manoscritto è rigida, realizzata in piena pelle color testa di moro su piatti in cartone stratificato, a fogli incollati, cucita su tre doppi nervi in pelle allumata, priva di cuffie e capitelli. Si nota l’apposizione di alcune borchie di fermatura e di fettucce in pelle , oggi mancanti al piatto anteriore che agganciavano elementi metallici in ottone per la chiusura del volume, fissati con chiodi in ferro, i cui segni sono rimasti visibili sul piatto posteriore. La decorazione è sobria e pulita: i piatti sono decorati con un disegno geometrico, ovvero un rettangolo che riprende la modanatura del piatto, realizzato con ferri a secco bi-filettati che seguono in diagonale ed un rombo centrale che interseca i lati del rettangolo. I tagli, non decorati, sono stati rifilati (forse più volte, dato il segno di precedenti restauri). 

         Lo stato di conservazione complessivo è ad oggi discreto, perché di molto migliorato a seguito del restauro operato nel 2022 per conto della Soprintendenza archivistica e bibliografica della Liguria, messo a punto dalla Dott.ssa Laura Chignoli, dello Studio Carta di Gussago, esperta nella conservazione e restauro di opere in carta e pergamena, di libri e legature antiche. Prima dell'intervento, si notava che il dorso risultasse quasi completamente mancante, per via della presenza di fori d’uscita da insetti ai piatti anteriore e posteriore ed ai segni di alcuni morsi. Inoltre, il cartone del piatto anteriore presentava una delaminazione al centro dell’angolo inferiore destro, con lacerazione anche del cuoio di copertura. Il cuoio della coperta si presentava contratto, disidratato; la superficie era caratterizzata da graffi e abrasioni; i margini erano quasi completamente abrasi in entrambi i piatti e vi erano ampie lacune soprattutto in corrispondenza dei tagli al piede, dove si era verificato probabilmente un attacco microbiologico. Il restauro ha posto rimedio a questa situazione, riportando il volume a condizioni di possibile consultabilità, nel rispetto dei materiali che lo compongono, e di buona leggibilità.  

         È presente una sola carta di guardia anteriore, così come una sola è quella posteriore. L’anteriore riporta alcune note manoscritte, senza riferire una segnatura archivistica coeva o posteriore: "Questo Libro della Communità / di Lavina / Decani Lavina / Statutum Lavinae"

         Il volume risulta oggi così composto: le carte sono distribuite in undici fascicoli, tutti duerni, cioè fascicoli formati da due bifogli, fatta eccezione per il nono, formato da un bifolio singolo. Purtroppo, due bifogli risultano oggi danneggiati e non è possibile ricostruire il testo che riportavano. Si tratta rispettivamente dei bifogli relativi alle carte 8-[12] e [18]-19. È poi probabile che siano andate perdute le carte finali, tenuto conto del fatto che l'indice dei capitoli (cc. 40r-42v) si interrompe bruscamente con il ventiduesimo capitolo del IV libro. A parte questi casi particolari, il manoscritto dovrebbe essere completo, come in origine: la numerazione in numeri romani riportata nell'angolo superiore destro di ogni carta è continua e della stessa mano che ha steso il testo. Si nota solo un salto nella cartulazione tra carta 36 e 38, poi segue doppia numerazione di c. 39 (qui trascritte come c. 39A e 39B). La numerazione delle cc. 41-42 è stata posta a matita durante l'intervento di restauro, nel 2022.

 

Descrizione interna 

Il testo dello statuto si presenta diviso in quattro libri tematici (anche se è frequente che all'interno di una sezione si trovino capitoli eccentrici):

         All’inizio di ogni libro vi sono elaborati capilettera con disegni. In calce al volume si presentano invece due documenti, datati rispettivamente al 7 gennaio 1357 e al 22 giugno 1371 (in riferimento alle aggiunte testuali presenti alle cc. 36r - 39Bv) e l'indice dei capitoli (riportato qui di seguito).

         Le carte presentano dei fori di riferimento per la rigatura (più evidenti lungo il margine sinistro) ed uno schema per lo specchio di scrittura tracciato in grafite leggera. 

         L'individuazione del periodo di produzione del volume è aspetto dello studio problematico e affonda le radici in numerosi aspetti. Dapprima, le date dei due documenti non sembrano compatibili con la datazione paleografica che si può ipotizzare per la mano che ha steso il testo. Al contrario, questa sembra rifarsi a modelli grafici di un periodo storico successivo, forse di pieno XV secolo. La mano che stende il testo è quindi indicata come M1, per distinguerla da M2, ulteriore mano che sembra intervenire sul testo con azione correttiva (non sempre in grado di sanare il testo corrotto, come si avrà modo di dire più avanti). Caratteristica peculiare di Mè servirsi di una scrittura molto posata, priva di qualsivoglia elemento corsivo o personale, dall'aspetto derivato più che dalla pratica di copia di documenti, dall'impostazione dovuta alla copia di libri. Le lettere sono di disegno regolare, nel complesso dritte e non inclinate, caratterizzate da una alternanza non troppo spiccata, ma comunque notevole, di tratti spessi e sottili.

         Inoltre, se ogni carta è stata scritta dedicando una meticolosa attenzione all'impaginazione, non altrettanto si può dire, però, per quanto riguarda l'atto di copia del testo. Si evince, infatti, da una serie di errori che chi ha trascritto le leggi di Lavina non riusciva a ben leggere o a capire la grafia del testo dal quale stava copiando (con tutta probabilità, una tipica scrittura notarile di XIV secolo, ricca di forme abbreviate). Si notano, perciò, frequenti errori, dovuti alla confusione tra lettere di disegno simile; numerose banalizzazioni di parole dalla declinazione complessa o di verbi irregolari, accanto a ipercorrettismi di formazione erronea; fenomeni fonetici di stampo prettamente locale (cambio tra l-r o n-r, così come tra -ss- e -sc- e ovviamente scambi tra s-c-ç-z, scempiamenti di consonanti doppie e raddoppiamenti di consonanti semplici), dei quali si dà conto nelle note poste in calce ad ogni legge.  

         Per quanto poi sia evidente e scontato ricordarlo, si deve tenere a mente che la lingua latina impiegata nella scrittura dello statuto fosse, ovviamente, ben lontana da quella parlata da chi si è occupato della stesura del testo; eppure, nonostante questo, non si comprendono alcuni errori presenti nel testo delle leggi. Si rende quindi necessario chiedersi come sia avvenuto il passaggio di copia dello statuto e per farlo è necessario tentare di immaginare come fosse il manoscritto precedente, ovvero l'antigrafo, dal quale il testo è stato copiato. Possiamo ipotizzare uno o due altri testimoni intercorsi prima della creazione del nostro, rispettivamente uno risalente al 1357 (d'ora in poi Esemplare1=E1), uno datato 1371 (E2) e la copia successiva, cioè il manoscritto che stiamo analizzando (E3). La prova dell'esistenza di E1 è data dal fatto che in calce a E3 sia menzionato il documento che ne corroborava la stesura e lo stesso si può dire per E2, per via della presenza del secondo documento. Non è comunque detto che E1 e E2 fossero due codici diversi, anzi è possibile che, se E2 fosse stato composto (come sembra dal testo del documento relativo) a 14 anni di distanza, per aggiungere solo qualche legge, avrebbe forse potuto essere stato creato un fascicolo da legare insieme alla vecchia copia del 1357. In mancanza però della possibilità di confutare l'ipotesi, questa deve rimanere tale: l'unica certezza è che il nostro testimone E3 sia copia di un antigrafo creato nel 1371, se non dopo. Si configura, quindi, la necessità di datare E3 con un terminus post quem, appunto riferito al 1371. 

         A sostegno di questa convinzione torna perciò di centrale importanza la valutazione degli errori significativi che inficiano il testo di E3. In primo luogo, si nota una maggiore attenzione del copista nel cogliere il senso generale del testo, a discapito dell'aderenza alle forme della lingua latina. Si avverte, quindi, una sempre maggiore distanza dalla lingua in uso nello stesso periodo nei documenti notarili, soprattutto individuabile nel mancato rispetto delle regole di costruzione della frase o di ordinamento degli elementi che la compongono, nella formazione delle parole piuttosto varia (anche in brevi porzioni di testo di può trovare la stessa parola scritta in modo diverso), nella mancata concordanza dei casi, per esempio ,tra nome e aggettivo. Le pergamene di Cenova, qui analizzate nella pagina dedicata, sono relative ad un arco temporale che interseca quello di produzione dello statuto, pur manifestando l'uso di una lingua latina più rigorosa. Il latino di cui si è fatto uso nello statuto è perciò, purtroppo, ricco di errori a volte talmente gravi da aver compromesso del tutto il testo, che oggi risulta in rari, seppur rilevanti, casi insanabile. In altri, invece, è stato possibile ricostruire quanto perduto, affidandosi all'analisi dell'indice posto a termine del volume. Se a volte, infatti, il copista non era più in grado di comprendere cosa stesse leggendo, per via della distanza tra le forme grafiche di XIV secolo e quelle cui era abituato al suo tempo e ne derivava trascrizioni poco chiare, in altri, una volta compreso il senso di quanto letto, all'atto di stenderne la copia trascriveva quanto ricordava o gli sembrava di aver colto, impiegando parole o espressioni leggermente diverse da quelle originali. 

         Ne deriva quindi che lo statuto, per le forme in cui si presenta, non sia definibile come prodotto di uno scriba abituato alla composizione del testo latino, bensì una persona legata alla copia e alla trascrizione di materiali già composti. La difficoltà che manifesta nel copiare un testo con tutta probabilità composto da un notaio nominato dalla Comunità di Lavina per scrivere le proprie leggi fa ipotizzare possa essere stato un copista librario, dalla scarsa dimestichezza con le forme documentarie coeve. La stessa facilità che manifesta nel comporre gli elementi decorativi delle carte cc. 1r, 4r, 10v, 19v lascia intendere che si tratti di un copista librario. La scarsa padronanza di lettura della fonte, unita alla mano posata e alla regolarità nella gestione dello spazio della pagina, lasciano propendere per l'individuazione di uno scriba operante in pieno XV secolo. Da ultimo, nella mancanza più totale di elementi cui aggrapparsi per la valutazione di un anno specifico in cui sarebbe stata realizzata la copia dello statuto oggi conservata, si indica come terminus ante quem il 1576, così come riportato nella controguardia anteriore del volume, nell'angolo superiore sinistro: 1576, a die 6 de aguste / per la chaza de la chapana. 

Indice

(Rubrice)

PRIMUS LIBER: De gaviliis et rumoribus

 

1a

 

De blasfemantibus Deum et Virginem Mariam

c. 40r

I

2b

De percussione sive gavilia incepta

I

3c

De gavilia in qua sit sanguis et de personis facientibus eam

I

4d

De dantibus alapam vel pugnum vel verberantibus <aliquam personam>

I

5a

De verberantibus fusto vel pugno 

II

6b

De esmigratione facta contra aliquam personam

II

]*c 

De moventibus rixam vel rumorem

II[

7c

De currentibus ad gavilam

II

8d

De evaginantibus gladium vel enpse<m>

II

9e

De inspingentibus alienam personam irato animo

II

10f

De morte vel delicto reprobato

II

11a

De currentibus ad domum alienam manu armata

III

12b

De verbo iniurioso dicto tenenti iustitia

III

13c

De verbo iniurioso prolato mulieribus

III

14d

De percusione bestiarum

III

15e

De periurantibus

III

16f

De interficentibus alienam carnem vel irritantibus eum

III

17g

De facientibus rixam vel gavilam quomodo potuerunt se concordare

III

 

 

c. 40v

INCIPIT TABULA SECUNDI LIBRI: De furtis et maleficiis

1a

De facientibus furtum in vila Lavine et eius pertinentia

IIII

2b

De furantibus bestiam grosam

IIII

3c

De furantibus bestiam minutam

IIII

4d

De furantibus gallum vel gallinam

IIII

5e

De furantibus ligna vel vites amugiata

IIII

6f

De furantibus et de cepantibus arbores domesticos

IIII

7a

De furantibus alienos fructus

V

8b

De furantibus alienam blavam

V

9c

De furantibus alienam ortagliam

V

10d

De furantibus alienas canas vel salices

V

11e

De furantibus alienas paleas vel fenum

V

12f

De furantibus alienum acerbalem

V

13g

De furantibus alienum consertum aratri

V

14a

De furantibus lignamina domorum vel vicialiarum

VI

15b

De inquirentibus rem furatam et vetantibus earum

VI

16c

De pluribus <furtibus> in simul comitenbus fultum

VI

17d

De furantibus alienas clausulas

VI

18e

De furantibus aliena lignamina vinearum

VI

19f

De furantibus alienas appes <seu albinaria>

IIII

20g

De celantibus rem inventa<m>

IIII

21a

De strepantibus sive stranuntantibus alienos terminos

IIII

22b

De accusantibus aliquem de aliquo maleficio vel fraude

IIII

 

 

 

c. 41r

23c

De violatoribus feminarum

VII

24d

De deprehendentibus aliquem in viis

VII

25e

De illis qui erunt capti vel detempti in ere vel in persona pro aliquo de Lavina

VII

26a

De illis qui erunt de robati

VIII

27b

De ferentibus falsum testimonium

VIII

28c

De accipientibus vias comunis 

<sine voluntate ipsius communis>

VIII

]*d

De comitentibus adulterium

VIII[

29d

De muliere recedente a viro causa puteschi

VIII

30e

De clamantibus ad arma sine causa

VIII

31f

De ponentibus focum in terretorio Lavine

VIII

32a

De animali alcuius ocidenti alienum animal

VIIII

33b

Si quis animal alterius iniuste in cluscerit

VIIII

34c

De alienantibus alienam rem contra voluntate domini ipsius

VIIII

35d

De ementibus rem alienam ignorantis

VIIII

36e

De poscidentibus alienas posesciones

VIIII

37a

De habentibus aliquam rem seu pocescione commune

X

38b

De mandantibus alii ut furtum faciant

X

INCIPIT RUBRICA TERTII LIBRI: De guastis blanditis et ordinamenta communis primo

1c

<Primo> de bestiis inventis in alienis clasis et blavis natis et non natis

 

 

c. 41v

2a

De bestiis vastantibus ficus vitus castane et cannas

XI

3b

De incidentibus alienas arbores

XI

4c

De incidentibus alienas canas

XI

5d

De arborantibus in alienis terris et pratis

XI

[6a

De bestiis forensibus pascentibus in terretorio Lavine

XII]

[7b

De bestiis in alienis stipulas

XII]

[8c

De bestiis intrantibus in alis pratis non segatis

XII]

[9d

De pratis sicut debent banniri

XII]

10a

De bestiis inventis in blanditis communis

XIII

11b

De illis qui non audent vendere blanditis alicui extraneos

XIII

12c

De rumpentibus blanditis communis

XIII

13d

Si cuius dannum patiens tenetur omnibus qui ipsum fecerit

XIII

14e

De bestiis cum munetis in balnditis comunis

XIII

15a

De porcis inventis in alienis terris

XIIII

16b

De non serrantibus porcis in muro

XIIII

17c

Sicut teneraur claudere infra confines qui ibi habent posesciones

XIIII

18d

De bestis scaratiis

XIIII

19e

Sicut bestiarius tenetur emendare danna quos fecerit

XIIII

20f

De euntibus per alienos strazetos

XIIII

21a

De arboribus stantibus vel pluventibus et sol brantibus super alienis dominibus viciariis et aliis

XV

22b

De arboribus stantibus super viis

XV

 

 

c. 42r

23c

De lavancha sive ruina discurent in alienam terram

XV

24d

Sicut licet cuilibet ducere aquam ad ortum suum

XV

25a

Sicut homines duo vel tres pro consules elleti et commune esse debeant super negotio aquarum et viarum

XVI

]26b

Quando plantabunt ortos suos

XVI[

27c

Sicut de omnibus prius debet solvi menda quam bannorum

XVI

28d

De diruentibus alienam casellam sita in terretorio

XVI

29d

De incendiis factis in terretorio Lavine

XVI

30b

De illis cui permitunt aiuvare alicui

XVII

31c

De illis qui stant cum aliquibus certa mercede

XVII

32d

De dominio domo sicut potest accusare in suo

XVII

[33a

Sint talia capitula statuta debent fieri vicinis homininum Lavine qualia ipsis vicinis habeant contra eos

XVIII]

[34b

De robantibus lapides in vias communis

XVIII]

[35c

De laborantibus in aliena pocessiones

XVIII]

[36d

De ducentibus alienas bestias pascendi in terretorio Lavine

XVIII]

37a

De tempore vendemiarum

XVIII

38b

De devestientibus aliquem de aliqua pocessione

XVIIII

39c

De illis qui contra dicunt seu contrariabunt aliquam rem

XVIIII

INCIPIT TABULA VEL RUBRICA QUARTI LIBRI: De ellectione officialium et de iustitia tenenda

1a

Primo de officilibus elligendi

XX

 

 

c. 42v

b2

De precepta facia pro consules

XX

3c

De primo et secundo precepto factis pro ipsos consules

XX

4d

Quilibet debent iurare ellecti in officio

XX

5e

De preceptis factis pro ipsos consules de nocte

XX

6a

Quod aliquis tenens iustitia non post procurare nec  ad vocatus in curia Lavine pro aliquo tempus sui officii

XXI

7b

De petentibus advocatum

XXI

8c

Sicut curia tenetur tuere iura eclexie orfanos

XXI

9d

De petentibus consilium

XXI

10e

Sicut non possit compellere ire foras alievi redendum ractionem

XXI

11f

De illis qui erunt citati et non comparuerint

XXI

12g

De non volentibus venire ad parlamentum

XXI

13a

De illis quibus preceptum ut solvat vel equitent

XXII

14b

De illis qui erunt apellati de aliquo facto

XXII

15c

De questionibus ut delent terminari

XXII

16d

De petitionibus ut titulis ut debent fieri inscriptis

XXII

17e

De terminus petitionum titulorum et aliorum

XXII

18a

De produtione testius

XXIII

19b

De appellantibus ad sententia

XXIII

20c

De appellantibus ad dominos sive ad donium

XXIII

21d

De facientibus partem remissam

XXIII

22e

De testibus

XXIII

[23f

De molestiantibus debitore infra terminus

XXIII]

[24g

De conquerentibus coram iustitita

XXIII]

[25a

Sicut fide iubsor non tenetur

XXIII]

[26b

De non volentibus solvere

XXIII]

[27c

De petentibus debitum solutum

XXIIII]

[28d

Sicut dent tradi scripture silicet carta et libellus

XXIIII]

[29a

De utentibus scripturis falsis

XXV]

[30b

De habentibus plures creditors

XXV]

[31c

De uxore se obligante cum viro

XXV]

[32d

De non habentibus mobile

XXV]

[33a

De estimatoribus et eorum officio

XXVI]

[34b

De incantis

XXVI]

[35c

De estimis

XXVI]

[36d

De pignoribus dactis

XXVI]

[37a

De rebus acomodatis

XXVII]

[38b

De muliere dotata

XXVII]

[39c

De muliere decedente ante virum

XXVII]

[40d

De promissione facta sine parlamento

XXVII]

[41e

De habentibus flios naturales

XXVII]

[42f

Sicut homines debent esse ad vias in quadragessima

XXVII]

[43g

De tabernariis et eorum officio

XXVII]

v44c

De macelaris

XXVIII]

[45d

De morinaris et eorum officio

XXVIII]

[46R

Defano et eius officio

XXVIII]

[47a

De caprariis et oerum officio

XXVIII]

[48e

De fera vulnerata seu meta

XXVIIII]

[49f

De apibus inventis

XXVIIII]

[50a

De sequestris

XXX]

[51b

De dacta in curia

XXX]

[52c

De ariantibus per alienas terras

XXX]

[53d

De dantibus sive vendentibus erbam extraneis

XXX]

[54e

De discarsantibus subter alienos maxerios

XXX]

[55f

Ut debent texere testrices

XXX]

[56g

De dannis ut debent inquirere consules

XXX]

[57a

De consulibus et masariis ut debent redere rationem

XXX]

[58b

De consulibus ut non debent coligere denariis communis

XXXI]

[59c

Sicut consules non debent ire ad laborandum extra Lavinam

XXXI]

[60d

De facientibus aliqui laborerium in diebus dominicis

XXXI]

[61e

De extraneis inventis in terretorio Lavine acipere aliquas fructas

XXXI]

[62f

De extraneis boscantibus in terretorio Lavine

XXXI]

[63g

De bestiis extraneis

XXXI]

[64h

De ludentibus atasilos

XXXI]

[65a

Ut debeant consules condennare acusas camparierum

XXXII]

[66b

De non audentibus ludere ad zapellam in plateas

XXXII]

[67c

De respondentibus in aliis questionibus coram iustitiam

XXXII]

[68d

Sicut consules caparios debent dare vinum inte populo

XXXII]

[69e

De furantibus ligna zerbatorum

XXXII]

[70f

Sicut debent vendere erba communis

XXXII]

[71a

De axinis

XXXIII]

[72b

De illis qui non audent vendere terras sua extra confines

XXXIII]

[73c

De illis qui non sunt ausis laborare pratis

XXXIII]

[74d

De aliis qui non volunt solvere taleis et missionibus communis

XXXIII]

[75e

De illi qui nocent a commune

XXXIII]

[76a

De illis qui faciunt venire extraneos personas cum almis vel sine almis in Lavina

XXXIII]

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